Chiostro
Chiostro

Negli altari laterali si conservano i seguenti dipinti: L’Apparizione della Madonna al Beato Liberato malato, Le tentazioni di Sant’Antonio, Sant’Antonio da Padova, di Filippo de’ Conti, del 1771, L’estasi di San Giuseppe da Copertino, La Madonna di Loreto, Il Beato Liberato orante con i compagni Beati Umile e Pacifico, dal 1924 nel Gabinetto del Sindaco nel Palazzo Municipale.
Tra il XVII e il XIX secolo gli altari furono ridotti a cinque, dietro l’altare maggiore si collocò il coro ligneo e nel 1793 fu impiantato, sopra il portone d’ingresso, in cantoria lignea, un pregevole organo realizzato da Gaetano Callido, lo stesso maestro che tre anni prima aveva realizzato quello, a due tastiere, posto nella Cattedrale di Macerata.
Nel 1828 Luigi Silvestri costruì la cappella del S.S. Crocifisso, accanto all’altare omonimo, per esporre una copia del Crocifisso di Lanciano.
Dopo gli interventi di restauro del 1956-1958 della struttura originale della chiesa, si possono ammirare un arco gotico nascosto dall’organo, pochi metri di cornice sulla parete a sud e una finestra sulla parete a nord. Una delle opere più importanti, oltre la pala d’altare e il coro ligneo, è una statua lignea raffigurante la Madonna del Rosario, attribuita allo scultore Sebastiano Sebastiani, realizzata intorno il 1680. Facevano parte del corredo della chiesa anche dieci banchi di legno dipinto, destinati ai nobili, che oggi sono conservati nella sala consiliare del comune. Purtroppo è andato perduto il bassorilievo in argento disegnato dallo scultore Luigi Fontana di Montesampietrangeli, che i loresi offrirono come ex-voto per il miracolo compiuto dalla Vergine avvenuto quando un fulmine si abbatté sulla chiesa, il 3 ottobre del 1858, durante la recita del Rosario, lasciando illesi tutti i fedeli presenti.
La chiesa, probabilmente, fu fondata dalla comunità francescana presente nella zona già dal 1362. Il convento ricoprì un ruolo importante nella vita del paese, infatti, fino al XVIII secolo, la sacrestia ospitò l’archivio comunale. Nonostante ciò, il comune entrò più volte in contrasto con la comunità religiosa, che non sempre manteneva un comportamento irreprensibile. Si legge, infatti, nella raccolta degli atti civili e criminali redatti dal notaio maceratese Cesare Fantoni dell’anno 1573, che una certa Supina di Giovanni di Torre San Patrizio fu accusata di infanticidio per aver sepolto sotto il letto la figlia nata da una relazione clandestina nell’abitazione di Fra Nicola, che abitava nel quartiere di Santa Maria. Ma, al di là di ciò, il convento fu scelto come sede di ben cinque capitoli provinciali tra il 1531 e il 1576.
Nella seconda metà del XVIII secolo, il convento ospitò una scuola di Filosofia e Teologia Morale e Speculativa retta, per alcuni anni, dal lorese Padre Gaetano Marcucci. Inoltre, dal 1767 al 1793, la struttura venne ampliata, da un catasto del 1780 risulta che vi fossero 32 vani, 8 nel primo piano e 24 nel secondo.
Dopo la soppressione napoleonica i frati diminuirono di numero, fino a diventare cinque, e il comune concesse loro di occupare il piano superiore della struttura.

La Madonna del Rosario

Il dipinto, eseguito tra il 1581e il 1590, è attualmente nella postazione originaria, l’altare maggiore della chiesa, nell’area absidale.
I committenti della pala destinata ai Minori Conventuali di Loro Piceno dovettero essere membri della locale Confraternita del Rosario, istituita nel 1573 nella chiesa di Santa Maria in piazza ma officiante presso l’omonimo altare di San Francesco.
Esistevano due tipi iconografici rappresentati dal 1475 in poi della Madonna del Rosario. Nel primo, la Vergine, in piedi su di una nuvola, consegna un rosario a San Domenico inginocchiato in preghiera, nel secondo, la Vergine in trono e il Bambino, sul braccio destro, consegnano il rosario, l’una a Santa Caterina da Siena, l’altro a San Domenico, mentre partecipano all’evento esponenti del mondo laico ed ecclesiastico. E’ questo il modello dell’opera in questione, arricchita con le figurazioni dei quindici misteri, cinque Gaudiosi, cinque Dolorosi e cinque Gloriosi, che si dispongono intorno all’immagine centrale.
quadrosanfrancescoQuesta immagine segue una struttura particolarmente rigida, simmetrica e gerarchizzata, a parte i due putti, uno vestito di una tonacella recante in mano mazzi di corone per pregare, l’altro nudo incoronante la Vergine e spargente petali di rose, che volano con movimenti liberi e asimmetrici, il resto della composizione è in equilibrio voluto. La Vergine è seduta in un trono di soffici nuvole, con il capo si volge verso San Domenico, porgendogli il rosario, invito alla preghiera perpetua, dall’altra parte il Bambino si slancia verso San Francesco e gli dona una croce rossa, che quest’ultimo bacia. Più in profondità si inseriscono due dei maggiori esponenti dei due ordini, San Pietro martire e Sant’Antonio da Padova. Allo stesso modo sotto sono rappresentate due sante dei corrispettivi due ordini, Santa Caterina da Siena e Santa Chiara. Sul suolo terrestre, rivolti in preghiera, i grandi della terra, a sinistra, un papa, due cardinali, due vescovi; a destra, due re o imperatori, un probabile generale e due attendenti. Forse questi rappresentano anche personaggi reali. Il papa potrebbe essere Pio V, domenicano, devoto alla Madonna del Rosario, e fautore della vittoria a Lepanto del 1571, il cardinale potrebbe essere il nipote di Pio V, il cardinale Bonelli, e a destra ci sarebbero Giovanni d’Austria e suo fratello Filippo II, Sebastiano Venier o Marcantonio Colonna, e altre figura minori della battaglia di Lepanto, tutti genuflessi in atto devozione e ringraziamento alla Madonna.
Tutta la composizione è calma e pacata, tranne le schiere terrestri che si accalcano in maniera disordinata di fronte all’evento divino, unica nota di ordine è la divisione di uomini e donne in base al sesso.
Nella parte alta si inseriscono in senso orario i quindici Misteri, nella cui rappresentazione emerge un aspetto insolito. Il tradizionale ordine dei Misteri, Gaudiosi, Dolorosi e Gloriosi, qui non è rispettato. La cosa non è da ritenersi casuale, infatti, dalla parte delle donne adoranti, si collocano i Misteri Gaudiosi, come scene della Vergine come madre esemplare, dalla parte degli uomini, ci sono i Misteri Dolorosi, da leggere come esempi di Cristo come padre modello di tutti i cristiani. Nella trabeazione i Misteri Gloriosi, più in alto degli altri perché espressivi della divinità, vengono divisi in base alla stessa regola, dalla parte degli uomini i due che riguardano il Messia Risorto e Asceso in cielo, dalla parte delle donne, quelli che raccontano l’Assunzione e l’Incoronazione della Vergine. Perfettamente al centro la Pentecoste, evidenziata dalle dimensioni leggermente allargate, metafora della spiritualità stessa della Chiesa.
In realtà il quadro non rappresenta solo la Madonna del Rosario ma proprio una processione di rosarianti giunta all’ultima stazione durante la festa del 7 ottobre. Si noti come la folla sembri dipinta dal punto di vista di un devoto tra la gente, il modo in cui gli oranti indichino la Madonna come oggetto di devozione per la folla dipinta, la quale diventa quadro nel quadro. Di conseguenza anche chi guarda il dipinto diventa parte dello stesso, a questo viene insegnato anche come porsi di fronte alle immagini sacre, secondo le prescrizioni del Concilio di Trento.
Per l’attribuzione si pensa a Giuseppe Bastioni da Macerata, pittore dai tratti popolareschi, già allievo del Gasparini, molto vicino a pittori “riformati” di Loreto come lo Zuccai, da cui fu certamente influenzato.

Chiara Negromanti Tini

Bibliografia
P. Consolati, F. Mucci, C. Nalli, Loro Piceno, Milano, Giuffrè, 1998.
M. Ferrante, F. Quarchioni, Gli organi di Gaetano Callido nelle Marche, Macerata, 1989.